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©CEINGE2026

Un nuovo studio scientifico preclinico, condotto dai ricercatori del CEINGE Biotecnologie Avanzate Franco Salvatore e del Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche dell’Università Federico II di Napoli, fa luce su un aspetto ancora poco conosciuto dei vaccini a mRNA: come e dove attivano il sistema immunitario all’interno dell’organismo.

Il gruppo di ricerca, guidato dai Professori Nicola Zambrano ed Emanuele Sasso, ha analizzato in modo sistematico dove finisce l’mRNA dopo la somministrazione e quali organi contribuiscono maggiormente alla risposta immunitaria. Per farlo, hanno sviluppato una tecnica innovativa che permette di “spegnere” l’espressione dell’mRNA in specifici tessuti, così da identificare con precisione quali aree sono davvero cruciali per l’attivazione delle difese.

Lo studio ha individuato muscolo e milza come i due organi chiave per generare una risposta immunitaria forte ed efficace. I ricercatori hanno progettato RNA messaggeri dotati di sequenze responsive a micro-RNA con effetti “depotenzianti” nel muscolo, la normale sede di iniezione dei vaccini, e nella milza, organo rappresentativo del sistema immunitario. Come risultato, l’espressione degli RNA messaggeri nelle corrispondenti proteine antigeniche è risultata pienamente attiva in altri organi, ma abolita nel muscolo e nella milza: l'espressione si è dimostrata de-immunizzante. 

Una scoperta che offre solide basi alla progettazione di nuovi mRNA de-immunizzanti, utili in contesti in cui l’effetto vaccinale sarebbe indesiderato, come nelle terapie sostitutive per malattie genetiche: una risposta immunitaria contro la proteina terapeutica ne annullerebbe infatti l’efficacia.

Questa stessa strategia è stata applicata anche all’editing genetico: nei tessuti più sensibili dal punto di vista immunitario può ridurne significativamente la tossicità dei trattamenti. 

«Le ricerche potranno in futuro essere ampiamente applicate all’uomo – spiega il professor Zambrano – rendendo possibili somministrazioni ripetute di mRNA in terapie di mantenimento per numerose malattie genetiche, anche rare, come le malattie metaboliche, ma anche per condizioni che richiedono effetti transitori, come per le terapie di supporto nelle ischemie cardiache».

I risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Molecular Therapy, rappresentano un passo avanti importante verso terapie a mRNA più sicure, precise e personalizzate, con applicazioni che, se da un lato consentiranno di ottimizzare formulazioni vaccinali, potranno garantire cure innovative per malattie rare e per quelle che in futuro potranno avvalersi dell’editing genetico.

 

Alessandra Buono