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Ieri, 18 giugno 2026, il CEINGE ha ospitato la presentazione del romanzo Con la lava nella testa di Tommaso Russo, edito da Rogiosi Editore. L’incontro ha rappresentato un momento di dialogo tra scienza, cultura e solidarietà, confermando la vocazione del CEINGE come luogo di incontro tra ricerca e società civile.

Ambientato in una Napoli di cliniche universitarie e case anni Sessanta, Con la lava nella testa racconta la storia di Paolo, giovane studente di Medicina tormentato da una voce interiore che gli impone istruzioni ossessive, e di Linda, ironica e imprevedibile, con cui scopre l’amore e la complicità. Dopo una vacanza a Stromboli, Linda scompare improvvisamente, per poi riapparire anni dopo, dando origine all’incontro tra Paolo e Andreina, altra figura segnata da fragilità e ricerca di senso. Il romanzo intreccia le loro vite in un percorso di cura e riconoscimento reciproco, dove la follia non è solo malattia, ma esperienza umana estrema. Con tono limpido e autoironico, Russo costruisce un racconto di memoria e formazione, che esplora l’ossessione, la perdita e la possibilità di rinascere attraverso l’amore e la solidarietà.

A introdurre l’evento sono stati Mariano Giustino, Amministratore Delegato del CEINGE, e Valeria Rotoli, Presidente della sezione campana AIL Napoli Bruno Rotoli, destinataria del ricavato delle vendite del volume a sostegno delle attività di ricerca e assistenza ai pazienti ematologici.

Sono intervenuti Guido Trombetti, Rettore Emerito dell’Università Federico II, Andrea Mazzucchi, Ordinario di Filologia della letteratura italiana, e Andrea De Bartolomeis, Ordinario di Psichiatria, che hanno offerto riflessioni sul valore umano e psicologico dell’opera, ambientata in una Napoli sospesa tra memoria e introspezione.

«Il linguaggio che usa Tommaso è accattivante e il libro ha una grandissima virtù: non ha intenti moralistici e didascalici - ha spiegato Guido Trombetti -. I personaggi di questo romanzo hanno tutti una caratteristica: di non essere “perfettamente normali”. Ma che significa “normali”? Ho sempre pensato che la pazzia ha una definizione statistica, pazzo è colui che fa le cose diverse dagli altri che nessuno fa. In fondo la prima classificazione della follia è statistica. Tu hai un atteggiamento rispetto agli eventi e alle cose e alle persone che la maggior parte o la quasi totalità dei viventi non hanno. Questo ti mette immediatamente fuori dal gregge degli uomini normali. I personaggi sono pezzi di un’umanità dolente, ma tutti hanno in comune questa asimmetria rispetto al comportamento normale, ordinario».

Per il professor Mazzucchi Con la lava nella testa è un romanzo che "si fa leggere" non soltanto per la capacità di tensione narrativa, «ma anche per la qualità della scrittura, che è non solo una caratteristica stilistica, ma direi quasi una scelta intellettuale e forse una scelta etica. È un libro delicato  - ha detto ancora Mazzocchi - nella misura in cui è un libro chiaro. Nei dettagli linguistici, nella forma della costruzione, nella scelta del lessico, nella costruzione di una sintassi chiara, non articolata e mai complessa, si capisce che lo stile non è soltanto un ornamento, ma è in qualche modo la manifestazione più autentica del rapporto che un autore intrattiene con la realtà».

«È il testo della compassione, ma anche il testo che invita a immaginare e a pensare ai disturbi del comportamento, alle patologie psichiche o ai veri e propri abissi della follia in maniera diversa - ha osservato Andrea De Bartolomeis -. Questo libro rappresenta la quinta essenza della capacità di resistenza dei pazienti psichici. Pazienti psichici che spesso noi immaginiamo come fragili, come rinunciatari per non avere la possibilità di intercettare le interazioni con l’altro in maniera facile. Qui c’è una resistenza altissima. A partire dal protagonista. Lui ha un disturbo ossessivo compulsivo importante. Però è un disturbo che può essere invalidante, e nonostante questo in molti pazienti, e Paolo è uno di questi, è forse la fonte straordinaria con cui loro leggono il mondo, lo leggono in maniera diversa da ciascuno di noi, ammesso che siamo “i normali”. E lo fa in maniera talmente profonda da non arretrare di un millimetro la loro esistenza. Lui si laurea ha una vita professionale piena. E tanto piena che ad un certo punto decide di accudire un’altra persona, che a sua volta ha una patologia psichica. Una patologia molto più grave, molto più importante, la psicosi. Questa dualità è straordinaria, perché è una dualità che noi vediamo nei pazienti psichiatrici. La lava nella testa. Il termine lava ritorna come verbo a proposito della pioggia, a cui si espongono i due protagonisti nella parte finale». 

Brunella Avallone